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SERVIZIO DI ASSISTENZA SPECIALISTICA SCOLASTICA

MISSION

Gli operatori del servizio di assistenza specialistica della Cooperativa Sociale Il Pungiglione formano una squadra, più precisamente il gruppo SBARAGLIA, che dove si trova mette scompiglio!

Siamo uno, nessuno e centomila... poiché possiamo trovarci soli nella classe; non essere presenti se non in alcune ore ovvero non esserci proprio agli occhi di alcuni poco attenti; oppure rappresentare una grande forza, frutto del lavoro d’équipe.

Soprattutto, però, siamo Assistenti Educativo Culturali (AEC), ossia educatori inseriti negli istituti scolastici superiori, impegnati a realizzare un intervento educativo rivolto all’alunno con disabilità.

Intervento che dalla didattica si sposta fra autonomie personali e sociali e competenze relazionali, in un’ottica di trasversalità e globalità; crediamo, infatti, nella centralità della persona come principio guida.

Il lavoro che svolgiamo, quindi, si snoda, pur se all’interno di un periodo temporale dato (l’anno scolastico), in un contesto che coinvolge l’alunno e la scuola, ma anche la famiglia, i servizi socio-sanitari del territorio, le risorse della comunità; ciò secondo un approccio sistemico, che considera l’ambiente di vita della persona e chi ne fa parte fondamentali per il successo dell’intervento.

La finalità è favorire un processo culturale volto ad abbattere i pregiudizi nei confronti dell’alunno con disabilità, essendo noi compagni di banco suoi ma anche della classe; aiutandolo ad esprimere i bisogni e ancora di più i desideri; ricoprendo il ruolo di guida, nel senso di qualcuno su cui poter contare; mediando fra i diversi interlocutori coinvolti, dalla scuola ai servizi passando per la famiglia; rappresentando le tante parti che un ruolo così articolato ci richiede, tanto da assomigliare ad attori veri e propri; risultando ogni tanto scomodi per le proposte di cambiamento che avanziamo; gridando i nostri nomi ed in particolare il nostro ruolo perché in pochi ci (ri)conoscono; concorrendo alla risoluzione degli imprevisti che quotidianamente si presentano; preparando il ragazzo, infine, all’uscita dalla scuola.

A CHI SI RIVOLGE

Il Progetto di Assistenza Specialistica si rivolge ad alunni con disabilità degli istituti superiori

RUOLO DELL’AEC

L’assistente specialistico promuove modalità d’intervento educative che tengono conto il più possibile della globalità dell’alunno ovvero dell’integrazione tra le sue dimensioni dell’essere, del divenire e dell’appartenere. Per fare questo, partiamo dal presupposto che l’alunno con disabilità debba essere considerato entro un orizzonte più ampio, all’interno del quale l’intero suo arco di vita sia valutato come potenzialmente evolutivo; inoltre, crediamo che sia indispensabile promuovere una cultura dell’integrazione scolastica intesa come processo attraverso il quale la logica di “separazione”, che vede l’handicap come un problema eccezionale quasi un fatto straordinario, possa essere trasformata in una visione unitaria dell’alunno con disabilità, che non è più considerato una persona speciale ma che ha bisogni speciali. Rispetto a questo, nell’esperienza maturata finora ci rendiamo conto di come il sistema scolastico, che dovrebbe rappresentare “il modello di agenzia formativa per eccellenza”, si mostra ancora poco aperto e permeabile a questo modo nuovo di percepire la disabilità; infatti, nonostante negli ultimi vent’anni la rappresentazione sociale della disabilità sia andata incontro a profonde trasformazioni culturali, il sistema scolastico mostra ancora difficoltà nel considerare la presenza dell’alunno con disabilità in classe come realtà ordinaria della vita della scuola e nel riconoscere a questo la possibilità di svolgere un ruolo attivo all’interno del proprio percorso di crescita personale e formativo/professionale. Al contrario, accade spesso che si sostituisca all’alunno, rendendolo mero spettatore di un percorso delineato da altri.

STILE LAVORATIVO

Nella nostra esperienza, abbiamo perseguito uno stile di lavoro educativo che può essere tradotto con il seguente aforisma: “Bisogna abituarsi a vedere elementi positivi e potenziali successi anche dove non ce li aspetteremmo, riuscendo a trasmetterli al nostro interlocutore (Marco Vinicio Masoni, formatore)”. Questo stile di lavoro, affiancato a quello dei docenti, prevede una negoziazione continua con l’alunno e la progettazione di strategie mirate allo sviluppo e alla mobilitazione di quelle che sono le sue potenzialità personali, l’incoraggiamento, l’orientamento verso la scoperta delle proprie risorse, di quanto ha imparato nel tempo. Soprattutto, viene privilegiato un “saper fare” piuttosto che esclusivamente un “sapere-sapere”, affinché l’alunno con disabilità possa raggiungere il massimo grado di libertà ed autonomia possibile all’interno del contesto d’apprendimento scolastico.

LAVORO IN RETE

Un secondo elemento di novità del nostro Progetto riguarda: la promozione di una progettazione partecipata tra il sistema scolastico, gli assistenti specialistici, la Cooperativa ed i Servizi del Territorio. Ci rendiamo conto di come la costruzione di collegamenti territoriali, negli ultimi anni, rappresenti l’obiettivo principale da perseguire per agire delle trasformazioni o dei modi di pensare nuovi che riguardano la relazione educativa. E’ necessario trovare tempi e spazi per pensare, per costruire nuove conoscenze e competenze, per promuovere professionalità riflessive che riflettano, appunto, sulla loro pratica professionale in itinere, accrescendo i livelli di consapevolezza relativi al proprio agire. Tutto questo significa privilegiare una “cultura della complessità” che tiene conto dei diversi attori sociali piuttosto che quella della “linearità” che prevede certamente tempi più brevi per raggiungere dei risultati, ma non l’attivazione di processi in cui diviene determinante la ricerca di una coerenza tra mezzi e fini del proprio agire o l’individuazione di cosa qualifica il modo di lavorare di ciascuno, nel lavoro di progettazione con altri. Rispetto a tutto ciò, il sistema scolastico presenta delle notevoli criticità. La frequenza con cui sono organizzati i Gruppi di Lavoro Handicap (G.L.H.) è spesso scarsa e la partecipazione degli insegnanti di classe o dei referenti dei servizi territoriali a tali gruppi piuttosto esigua; c’è una mancata condivisione e chiarezza tra gli insegnanti (di ruolo e di sostegno) e gli assistenti specialistici su quali debbano essere gli obiettivi da perseguire con l’alunno che presenta una disabilita; è evidente la frattura tra quest’ultimo e il gruppo-classe…

 

 

 

 

 

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Aggiornato il: 01 luglio 2009